Gallery
Exhibits
02.05.2026 - 05.06.2026
opening: 30.04.2026
02.05.2026 - 05.06.2026
Born in 1996 in China.
Lives and works in Tokyo, Japan
SOLO EXHIBITIONS
2026
The Mayfly, Luce Gallery, Torino, IT
2025
As I walked out one evening, Hive Center for Contemporary Art, Shanghai, China
2023
Structure of the landscape, Gallery Binosha, Tokyo, Japan
SELECTED GROUP EXHIBITIONS
2026
Skipping Stones, Union Pacific, London, UK
2025
Will+s Vol. 9, SOGO Museum of Art, Tokyo, Japan
2024
Chinese students in Tokyo University of the Arts, The University Art Museum, Tokyo University of the Arts, Tokyo, Japan
The 28th SOGA-kai Japanese Painting Association Summer Exhibition, Art Space Rashimban, Tokyo, Japan
Challenge to new waves of Japanese painting, Tobu Funabashi Gallery, Tokyo, Japan
The 72nd Tokyo University of the Arts Graduation Works Exhibitions, The University Art Museum, Tokyo University of the Arts, Tokyo, Japan
2023
漸 -zén- Tokyo Geidai Japan Art Week, Blue Gallery, New York, USA
Song of the Brush Vol. 2, Yoh Art Gallery, Tokyo, Japan
Ryuryu Exhibition, Joshibi University of Art and Design, Tokyo, Japan
The Exhibition of Tokyo University of the Arts Japanese Painting Department, Masaki al Gallery, Tokyo, Japan
Beyond, Unpel Gallery, Tokyo, Japan
The 49th SOGA-kai Japanese Painting Association Exhibition, SEIBU IKEBUKURO, Tokyo, Japan Challenge to new waves of Japanese painting, Isetan Urawa Store, Tokyo, Japan
Will+s Vol. 8, Seibu Ikebukuro, Tokyo, Japan
2022
Spiritual center of the land Vol. 5, Yoh Art Gallery, Tokyo, Japan
Joint Graduation Exhibition of 5 Art Universities in Tokyo, The National Art Center, Tokyo, Tokyo, Japan
The 37th Ueno Royal Museum Grand Prize Exhibition, The Ueno Royal Museum, Tokyo, Japan
Scene of life, Osettai Gallery Tanaka, Shodoshima, Japan
The Exhibition of Tokyo University of the Arts Japanese Painting Department, Masaki Memorial Gallery, Tokyo, Japan
The 7th Sekisho Japanese Painting Grand Prize Exhibition, Sekisho Art Museum, Shimane, Japan
2021
Refreshing breeze and the bright moon, Sato Museum, Tokyo, Japan
The 47th SOGA-kai Japanese Painting Association Exhibition, Tokyo Metropolitan Art Museum, Tokyo, Japan
EDUCATION
Graduated from the Central Academy of Fine Arts as an undergraduate in 2018.
Received his MFA from Tama Art University and Tokyo University of the Arts in 2022 and 2024 respectively.
06.02.2026 - 13.03.2026
opening: 05.02.2026
06.02.2026 - 13.03.2026
19.11.2025 - 28.01.2026
opening: 18.11.2025
19.11.2025 - 28.01.2026
Luce Gallery è lieta di presentare la seconda mostra personale di Connie Harrison in Galleria. Nella serie Wanderings, i grandi pannelli di Connie Harrison invitano lo spettatore a immergersi nel suo universo visivo, amplificando al contempo minuscoli dettagli del mondo ‘more-than-human’, al di là di ciò che è immediatamente riconoscibile. Il suo lavoro riflette sia la potenza sia la fragilità dell’ambiente, evocando una natura al tempo stesso totalizzante e vulnerabile, e invita a ripensare le complesse relazioni tra sé e altro, individuo e luogo, astrazione e figurazione. Harrison inizia ogni composizione con uno strato di colore brillante, destinato a vibrare attraverso le successive sovrapposizioni. Su questa superficie applica uno strato di cera trasparente, per poi tracciare linearmente il primo elemento compositivo, spesso la forma di una foglia o di un fiore: un minuscolo dettaglio di paesaggio ingrandito fino a occupare l’intero spazio pittorico. Dopo un ulteriore strato di cera, aggiunge una seconda composizione contrastante che si interseca con la prima, segmentando lo spazio della tela in due immagini che, sovrapponendosi, tendono a dissolversi in una quasi astrazione. A questo punto, l’artista procede applicando nuovi strati di colore con tecniche pittoriche puntiniste o impressioniste, spesso in tonalità più terrose o autunnali. Questi toni smorzano e radicano la freschezza del colore di fondo, che tuttavia continua a emergere luminosamente ogni volta che Harrison incide la superficie con un bisturi tra una mano e l’altra. In questo processo continuo di copertura e rivelazione, il colore gioca un ruolo centrale, trasformando la complessità della composizione in un intreccio molteplice e al tempo stesso armonioso di relazioni. Il suo metodo possiede anche una dimensione scultorea, evidente nei punti in cui incide la pittura per rivelare linee e tonalità sottostanti, ancorando e unificando l’opera. Harrison considera questo gesto come il tracciato di un percorso errante attraverso la superficie pittorica, una ricerca di direzione tra le texture e i toni dell’immagine. Un’esperienza analoga è offerta allo spettatore, il cui sguardo è condotto dentro l’ampiezza del piano pittorico e invitato a seguirne i molteplici percorsi visivi, tra scorciatoie, vicoli ciechi e riemergenze. In queste pitture prismatiche si assiste a una continua elisione della distanza tra primo piano e sfondo, in un gioco con le regole spaziali tradizionali della pittura che si dispiega in geometrie organiche e sfaccettate. Pur evocando un senso di paesaggio, le opere evitano l’orizzonte e il punto di fuga centrale, sottraendosi a qualsiasi definizione di scala: potrebbero essere tanto un dettaglio ravvicinato di un giardino quanto una visione della Terra dall’alto, insieme intimamente romantiche e distanti nella loro topografia. Questi dipinti richiedono uno sguardo prolungato: più a lungo vengono osservati, più dettagli e relazioni si rivelano. Harrison desidera invitare gli spettatori a considerare punti di vista alternativi, un approccio che trova eco nel suo stesso processo creativo, durante il quale capovolge le opere per guadagnare una prospettiva diversa sulla composizione. In questa serie si manifesta una tensione costante tra luce e ombra, primo piano e sfondo, vibrazione e quiete; sempre in espansione verso nuove complessità, le sue pitture dinamiche mantengono una qualità inafferrabile, come sospese tra figurazione e astrazione.
Bio
Connie Harrison è un’artista britannica, classe 1993. Attualmente vive e lavora a Londra. Ha completato il proprio percorso di studi laureandosi con lode nel 2016 presso il Chelsea College of Arts (UK), dopo aver frequentato un anno di corso propedeutico al New College di Nottingham. Tra le sue mostre recenti si segnalano Strata (Nino Mier Gallery, New York, 2025), Fifteen Years (Luce Gallery, Torino, 2024), Phantasmagoria (IBF Contemporary, Londra, 2024), New Now (Guts Gallery, Londra, 2024), Bloomscapes (Luce Gallery, Torino, 2024) e Reverdie (Arusha Gallery, Edimburgo, 2023). Wanderings è la seconda mostra personale dell’artista alla Galleria.
15.10.2025 - 13.11.2025
opening: 14.10.2025
15.10.2025 - 13.11.2025
‘Hansel, Gretel and Barbie on a Bike’, è la prima mostra personale di Michael Alexander Campbell (n. 1999, Cambridge, Regno Unito; vive e lavora a New York) alla Galleria.
Le opere presentano un insieme di personaggi che mescolano figure mitiche e icone della cultura contemporanea, dove appaiono insieme il Pifferaio Magico e Barbie. Alcuni di questi miti vengono attualizzati e invitano a nuove interpretazioni: la regina Nefertiti indossa occhiali da sole, e Lady Godiva è vestita con abiti eleganti. The Dusk of Downtown di Hannah Wikforss-Green Manhattan diventa una necropoli in agosto. Gran parte di ciò che si vede, si sente e si percepisce all’esterno è il rumore gocciolante e dal calore acre che fuoriesce dai condizionatori d’aria penzolanti, appesi alle finestre dei casolari popolari; le strade si svuotano, abbandonate da chi fugge in provincia e dai residenti che si rifugiano nei propri appartamenti più freschi. Il sudore odora di carne fredda e sigarette e ti accovacci davanti alla luce del frigorifero alle cinque del mattino, cercando sollievo con degli avanzi di lo mein e tentando di contrastare la disidratazione da Martini con una tiepida Poland Springs da un dollaro. Ma per me, il ricordo dell’aria densa e calda dell’estate 2023 è attraversato dal suono di Michael Alexander Campbell che suona al pianoforte Ballad of a Thin Man di Bob Dylan, al secondo piano residenziale del grande e rosa Palazzo Chupi, di Julian Schnabel, in West 11th Street.
Ho conosciuto Michael quell’estate, mentre lavorava a enormi dipinti dal sapore psichedelico nel garage interrato del Palazzo Chupi. Grandi tele aperte sul pavimento e fenditure di colore ad olio creavano forme astratte, che invitavano a entrare in un mondo familiare e straniante al tempo stesso. In seguito Julian lo avrebbe assunto, e noi due saremmo diventati amici rapidamente, accomunati dalla capacità di lanciare digressioni infinite e da una passione condivisa per le varie scene culturali della storia di New York. Entrambi vivevamo a Downtown – Michael nell’East Village, io nel Lower East Side – a venti minuti a piedi l’uno dall’altro. Michael arrivò a New York in un momento particolare, dipingendo sullo sfondo di una cultura insolita. Per me gli anni tra il 2022 e 2025 a New York sono il “periodo intercrisi”, la breve intermissione tra la pandemia e Trump 2.0. New York, città nota come oasi progressista in un’America sempre più nazionalista, non è rimasta immune dagli sviluppi politici. Downtown – in particolare intorno alla mia zona, che alcuni chiamano Dimes Square – sembrava improvvisamente invasa da crypto-fanatici e groyper autoproclamatisi portavoce di una nuova sottocultura letteraria e artistica post-woke, nata durante la pandemia. Situata tra Chinatown e il Lower East Side, Dimes Square è diventata sia un luogo fisico, sia una subcultura. Division Street si interrompe in Canal Street – un’eccezione diagonale al sistema a griglia nord-sud ed est-ovest che caratterizza Manhattan – creando una piazza triangolare piena di tavolini all’aperto appartenenti a vari bar e ristoranti. La zona è nota per i suoi deliziosi locali di ravioli da 4 $, cash only, le bodegas (cantine di vini) con gratta e vinci e dildo tempestati di falsi diamanti, e per i suoi scrittori e artisti volutamente affamati, insopportabilmente cool e nutriti d’ironia, con una propensione per gli slogan provocatori.
Quando Michael arrivò a New York, lo trascinavo con me a letture, inaugurazioni e feste varie a Dimes Square. Andavamo a The Shop, ai piedi del ponte di Williamsburg, un locale semi-clandestino che faceva anche da sede per un’impresa di disinfestazione, come uscito da ‘Il Pasto nudo’ di William Burroughs. Le notti si concludevano a Chinatown o Little Italy, in feste improvvisate con cattolici convertiti perennemente in lotta contro quasi tutti i sette peccati capitali. Alla Sovereign House, poco distante dal mio vecchio appartamento, ti bombardavano di informazioni sulla blockchain ricchi uomini del mondo crypto che finanziavano letture poetiche su temi reazionari. Non ci piaceva la politica, ma ci piaceva che esistesse una scena. Michael trattava il suo appartamento come una stanza d’albergo, trascorrendo la maggior parte del tempo tra le strade screpolate di Downtown o sulla terrazza nera del suo edificio in Avenue B, dove dipingeva grandi tele e conservava colori e pennelli in un baule. Se cercavo compagnia, sapevo che non era lontano. Andavamo nei diner la mattina presto, dividevamo un piatto di pancake e ci cullavamo nella solenne convinzione di trovarci al centro di qualcosa che contava. Michael raccoglieva continuamente immagini, che ancora oggi usa come materiale di riferimento – rielaborandole e reinterpretandole nella pittura, rendendo astratta la forma, ma conservandone la struttura e la composizione generale. Nel suo rullino convivono foto della città, oggetti curiosi scovati nei negozi d’antiquariato, e screenshot presi da Instagram (…e a volte anche da Hinge…).
Il suo metodo di raccolta e archiviazione del materiale visivo è tipicamente contemporaneo, ma il modo in cui lo rielabora rende omaggio ai grandi maestri del passato. Il periodo 2022–2025 è sembrato l’ultima incarnazione di Downtown – il crepuscolo di una cultura che è sempre esistita a Manhattan, tra la 14a strada e il Financial District – una cultura che Michael e io siamo riusciti a cogliere proprio nel momento in cui stava scomparendo. Con i drammatici cambiamenti culturali e politici negli Stati Uniti e il costo della vita tornato a salire dopo la breve parentesi di affitti più bassi durante la pandemia, ho percepito in modo acuto la fragilità di quella scena – e la precarietà stessa di Manhattan come spazio capace di ospitare scene culturali. Solo il tempo dirà quale sarà l’eredità di Dimes Square, ma la sua natura di forza ludica (seppur talvolta sinistra) – capace di sperimentare con l’alto e il basso, con i temi dei social media e dell’internet, e con l’ironia – ha lasciato un segno indelebile su artisti come Michael, che hanno trascorso lì una parte formativa della loro vita, muovendosi tra letture e inaugurazioni all’interno di quella geografia fisica e culturale.
Michael Alexander Campbell è cresciuto in Svizzera e ha studiato Belle Arti alla Lancaster University in Inghilterra, prima di diventare assistente di Julian Schnabel a New York. I suoi grandi dipinti ad olio deformano le fonti fotografiche fino a conservarne soltanto la composizione essenziale.Ciò che permane è la narrazione, che evoca miti e fiabe in cui le storie sopravvivono anche quando i personaggi mutano o svaniscono. Le sue mostre comprendono collettive e residenze tra Europa e Stati Uniti, oltre alla sua prima personale alla Casa del Popolo di New York (2025). Il suo lavoro è luminoso e vibrante, unendo segni gestuali ed espressivi a un tratto preciso e classico, per creare dipinti che appaiono al tempo stesso punk e tradizionali. “In definitiva, se sai già quale significato vuoi infondere nei tuoi dipinti prima di realizzarli, essi risulteranno o didascalici o privi di originalità. Il significato sarà presente, che tu lo voglia o no.”
12.09.2025 - 10.10.2025
opening: 11.09.2025
12.09.2025 - 10.10.2025
Siamo lieti di annunciare The Branch Will Not Break, la seconda mostra personale di Yowshien Kuo con
Luce Gallery. L’inaugurazione, fissata per l’11 Settembre, presenterà una selezione di nuovi dipinti.
“Nel nuovo anno, ho iniziato ogni mattina ripensando con nostalgia alle mie prime lezioni di pittura. Ho
ripreso in mano i materiali che avevo conosciuto da giovane studente d’arte a Taiwan: pennelli di bambù e
di paglia, inchiostro nero, carta di riso e acqua. Ho attinto agli antecedenti filosofici e fisici della disciplina
calligrafica. Diversi rapporti tra acqua e inchiostro hanno permeato, macchiato e sono scivolati sulla carta
sottile – un’improvvisazione. Disordinata e bagnata, un’imprevedibilità guidata ma liberata di profondità
acromatiche fortemente saturate, macchie d’inchiostro, solidificate in paesaggi surreali di nuvole ruggenti,
orizzonti laser e flora selvaggia. Il risultato di questi studi condivideva un dialogo comune con i dipinti della
dinastia Tang cinese, la cui influenza è particolarmente evidente nell’ibridazione culturale condivisa dai
dipinti Literati del XVIII secolo che hanno fatto da ponte tra i valori cinesi e giapponesi. La pittura Literati ha
le sue origini in Cina e può essere tradotta come pittura erudita. È più interessata all’erudizione e
all’espressione personale che alla rappresentazione letterale, incoraggiando la spontaneità come virtù della
sincerità. Di fronte a un mondo occidentale in espansione e in via di modernizzazione, lo stile literati
ortodosso non era più sostenibile, ma non scomparve. Piuttosto, si adattò, reinventandosi continuamente.
Le iterazioni successive sono molteplici e complesse. La disciplina è così ampia che il mio appetito per le
riflessioni nostalgiche è permeato dall’inchiostro ribelle e dall’ibridazione culturale dell’approccio
intellettuale.
Pennelli di bambù leggerissimi intrisi d’inchiostro, la potente carta velina che trascende il tempo, la cultura e
la geografia. In sintonia con le categorie perenni della calligrafia, del paesaggio, della flora, della fauna e
del pedigree collaborativo sinonimo di pittura intellettuale. Trasportato, mi sono svegliato, strizzando gli
occhi verso i raggi di un sole splendente, ascoltando il sussurro dell’erba selvatica e il dolce profumo
terroso del petricore. Uno sfuggente cafuné è tenero e delicato tra i miei capelli e sulla punta delle mie dita.
Le direttive e la ruvidità del mondo quotidiano sono assenti in questi idilli. Qui posso rivendicare questa
tregua come mia; in questo ordine temporale, le chiavi universali sono state eliminate, poiché le porte con
serrature non esistono nelle manifestazioni celesti della mente. Senza confini, posso percepire un passato
arcaico e contemporaneamente un futuro duraturo.
Quando le nuvole fioriscono nella luce della propria mente, attraversare il paesaggio interiore tra le nuove
richieste e i nuovi imperativi che intaccano la realtà diventa un’inversione rara e necessaria. Il cinismo è
facile; la speranza è impegnativa. Viaggiando attraverso l’ambiente, agitato dalla perdita delle chiavi di
casa, il passo è instabile e precario, quindi cerco il ramo che non si romperà; la fiducia è solida e più forte di
quanto spesso appaia. Affidandomi alla forza dell’introspezione concessami dal cosmo per ricalibrare la
storia raccontata da un idiota. Guardando verso l’alto in ascensione, sono riscaldato dall’orizzonte e libero
dall’ombra che cammina sotto di me; un’abiezione del suono e della furia del mondo moderno. Incoraggiato
dall’acume dei letterati, guardo attraverso lo specchio, rimodellando me stesso per afferrare e abbracciare.
Come il dito di Dio dà vita ad Adamo, lo immagino risvegliarsi dal vuoto e dire: “
… Mio Dio, è pieno di
stelle!”
. Poiché la natura è in debito con l’umanità sia negli occhi che nella mente, qualsiasi cosa e
chiunque io tocchi può essere un solido ramo”
.
Yowshien Kuo (1985, Saint Louis, Missouri, Stati Uniti), di base a Saint Louis, lavora principalmente con la
pittura. L’artista mescola le sue esperienze personali, come taiwanese americano, con riferimenti storici e
critica per investigare temi della disuguaglianza sociale e razziale, i costrutti culturali, l’identità sessuale e la
condizione umana. Kuo ha conseguito il Master of Fine Arts alla Fontbonne University di Saint Louis nel
2014. Più recentemente, è stato tra i tre vincitori del decimo Great Rivers Biennial Arts Award Program
2022, nel cui ambito il Contemporary Art Museum St. Louis gli ha dedicato la mostra personale “Sufferingly
Politely” (in corso sino a febbraio 2023). I suoi dipinti sono apparsi su numerose pubblicazioni, che
prevalentemente gli hanno dedicato la copertina, incluso New American Paintings #149 nel 2020. Il lavoro
di Kuo è stato esposto negli Stati Uniti e in Europa, oltre ad essere presentato in diverse fiere.
The Branch Will Not Break sarà in mostra presso Luce Gallery dall’11 Settembre al 10 Ottobre 2025.
L’inaugurazione si terrà giovedì 11 Settembre alle ore 18:30.
Per ulteriori informazioni o richieste stampa, si prega di contattare info@lucegallery.com
Note
Le informazioni sull’opera d’arte Literati è tratta dal libro “Literati Modern”, Bunjinga from Late Ado to Twentieth-Century Japan. The
Terry Welch Collection at the Honolulu Academy of Arts. Paul Berry and Michiyo Morioka. Published by Honolulu Academy of Arts.
2008. Along with references by China Online Museum, “Literati Painting”. https://www.comuseum.com/painting/schools/literati-
painting/ and “Landscape painting in Chinese Art”, Department of Asian Art. October 1, 2004. Metmusuem.org.
https://www.metmuseum.org/essays/landscape-painting-in-chinese-art.
La parola cafuné viene dal brasiliano-portoghese (pronounced / ,ka-fu- ‘ne /). Il sito web languagedepartment.com descrive il cafuné
come “… una forza di affetto, di tenerezza, ma soprattutto una forza calmante…”. https://languagedepartment.com/beautiful
untranslatable-words-from-around-the-world-10/.
Sono profondamente commosso dalle frasi “Le nuvole stanno fiorendo” e “Questa è la luce dellamente”, entrambe tratte dalla poesia
di Sylvia Plath, La Luna e l’Albero di Tasso, datata 22 ottobre 1961.
La frase “…manifestazioni celesti” è tratta dal romanzo di Nathaniel Hawthorne, La Lettera Scarlatta, 1850.
“The Branch Will Not Break” è il titolo di una raccolta di poesie di James Wright pubblicata nel 1963 dalla Wesleyan University Press.
Questa raccolta è spesso considerata una nuova direzione per Wright. “…comprendeva un sorprendente mix di dettagli accurati e
sorprendenti salti di pensiero e struttura in versi sciolti e aperti”. – https://poets.org/book/branch-will-not-break.
Le frasi “che si insinuano con questo passo meschino giorno dopo giorno”, “La storia raccontata
da un idiota” e “suono e furia“ provengono dal discorso di Macbeth: ”Domani, Domani e Domani” dell’opera teatrale di William
Shakespeare, Macbeth. Ref. https://www.poetryfoundation.org/poems/56964/speech-tomorrow-and-tomorrow-and-tomorrow.
“Attraverso lo specchio” è un libro pubblicato da Lewis Carroll nel dicembre 1871, sequel di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il tema
del suo immaginario ingresso in uno strano mondo nuovo è stato per me fonte di ispirazione in questo lavoro.
L’immagine che avevo in mente per la descrizione “Il dito di Dio dà vita ad Adamo” non è altro che l’affresco di Michelangelo noto
come La creazione dell’uomo nella Cappella Sistina, c.1508-1512.
La frase “Mio Dio, è pieno di stelle!” ha attirato la mia attenzione nella raccolta di poesie di Tracy K. Smith, Life on Mars, pubblicata nel
2011 da Graywolf Press. L’autrice osserva: “Il titolo ‘Mio Dio, è pieno di stelle’ è tratto da una citazione del romanzo di Arthur C.
Clarke, 2001: Odissea nello spazio…” . Questo arricchisce il significato delle righe, poiché io stesso sono stato ispirato dal film di
Stanley Kubrick intitolato come il romanzo. I temi del viaggio nel tempo e del nostro rapporto con il cosmo sono congruenti con la
mostra.
YOWSHIEN KUO
THE BRANCH WILL NOT BREAK
Luce Gallery
Torino, 11 September – 10 October 2025
We are pleased to announce The Branch Will Not Break, the second solo exhibition by Yowshien Kuo with
Luce Gallery. Opening September 11, the show presents a selection of new paintings.
“In the new year, I began each morning looking back on the nostalgia of my earliest painting lessons. I
reached for materials first introduced to me as a young art student in Taiwan – bamboo and mop brushes,
black ink, rice paper, and water. Recruiting the philosophical and physical antecedents of a calligraphic
discipline. Various ratios of water and ink permeated, glided, and blotted the underweight paper – an
improvisation. Messy and wet, a guided but liberated unpredictability of heavily saturated achromatic
depths, inkblots, solidified into surreal landscapes of roaring clouds, laser horizons, and wild flora. The
result of these studies shared a communal dialogue with Chinese Tang Dynasty paintings, whose influence
is notably evident in the shared cultural hybridity of 18th-century Literati paintings that bridged Chinese and
Japanese values. Literati painting has its origins in China, and can be translated as scholar painting. It is
more interested in personal erudition and expression than in literal representation by encouraging
spontaneity as a virtue of sincerity. Facing an expanding and modernizing Western world, the orthodox
literati style was no longer tenable, yet it did not disappear. Rather, it adapted, always refashioning itself.
Subsequent iterations are multifarious and complex. So capacious is the discipline, my appetite for
nostalgic musings is imbued by the wayward ink and cultural hybridity of the literati approach.
Weightless bamboo brushes sodden with ink, the mighty gossamer paper transcending through time,
culture, and geography. Attuned to the perennials of calligraphy, landscape, flora, fauna, and the
collaborative pedigree synonymous with literati painting. Transported, I awoke, squinting up at the chinks of
beaming sunshine, listening to the susurrations of wild grass and the sweet, earthy scent of petrichor. An
elusive cafuné is tender and gentle in my hair and at my fingertips. The directives and coarseness of the
quotidian world are absent in these idylls. Here, I can claim this respite as my own; in this temporal order,
skeleton keys are done away with, for doors with keyholes do not exist in the celestial manifestations of the
mind. Unbounded, I can sense an archaic past and simultaneously an enduring future.
When clouds flower in the light of one’s own mind, to traverse in the inner landscape amidst the new
demands and mandates that whittle reality becomes a rare and necessary inversion. Cynicism is easy;
hope is challenging. Wayfaring through the milieu, flustered by lost door keys, the footing is mercurial and
precarious, so I reach for the branch that will not break; trust is sturdy and stronger than it often appears.
Relying on the muscle of self-introspection granted to me by the cosmos to recalibrate the tale told by an
idiot. Gazing upward in ascension, I am warmed by the horizon
and unfettered by the walking shadow beneath me; an abjection of the sound and the fury of the modern
world. Emboldened by literati acumen, I peer through the looking glass, refashioning myself to grasp and
embrace. As God’s finger gives life to Adam, I imagine him awakening from emptiness and saying,
“
…My
God – It’s full of stars!”
. As nature is beholden to humankind both in the eyes and in the mind, anything and
anyone I touch can be a steadfast branch”
.
Yowshien Kuo (b. 1985) is a St. Louis-based artist working primarily in painting. His work blends his
personal experiences as a Taiwanese American with historical references and criticism to comment on
social and racial inequality, cultural constructs, sexuality, and the human condition. Kuo graduated with an
MFA in 2014 from Fontbonne University in St. Louis, Missouri. Most recently he was the recipient of Great
Rivers Biennial Arts Award 2022-23, having a solo exhibition at The Contemporary Art Museum in St.
Louis. His artwork has also appeared in many publications including New American Paintings #149 in 2020,
where he was prominatley featured on the cover. Kuo has exhibited throughout the United States and
Europe, including a number of art fairs.
The Branch Will Not Break will be on view at Luce Gallery from September 11 through October 10, 2025.
An opening reception will be held on Thursday September 11th at 6:30 PM.
For further information or press inquiries, please contact info@lucegallery.com
Notes
The information on Literati artwork comes from the book, “Literati Modern”, Bunjinga from Late Ado to Twentieth-Century Japan. The
Terry Welch Collection at the Honolulu Academy of Arts. Paul Berry and Michiyo Morioka. Published by Honolulu Academy of Arts.
2008. Along with references by China Online Museum, “Literati Painting”. https://www.comuseum.com/painting/schools/literati-
painting/ and “Landscape painting in Chinese Art”, Department of Asian Art. October 1, 2004. Metmusuem.org.
https://www.metmuseum.org/essays/landscape-painting-in-chinese-art.
The word cafuné is Brazilian-Portuguese (pronounced / ,ka-fu- ‘ne /). The website languagedepartment.com describes cafuné as, “…a
force of affection, of tenderness, but most importantly it’s a calming force…”. https://languagedepartment.com/beautiful untranslatable-
words-from-around-the-world10/.
I am deeply moved by the phrases “Clouds are flowering” and “The is the light of the mind”, which both come from Sylvia Plath’s
poem, The Moon and the Yew Tree, dated October 22, 1961.
The phrase “…celestial manifestations” comes from Nathaniel Hawthorne’s novel, The Scarlett Letter, 1850.
“The Branch Will Not Break” is the title of a poetry collection by James Wright published in 1963 by Wesleyan University Press. This
collection is often considered a new direction for Wright. “…encompassed a startling mix of careful detail and surprising leaps of
thought and structure in loose and open verses.” – https://poets.org/book/branch-will-not-break.
The lines, “creeping in this petty pace from day to day”, “The tale told by an idiot”, and “sound and fury” come from Macbeth’s speech:
“Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow” by William Shakespeare’s play, Macbeth. Ref.
https://www.poetryfoundation.org/poems/56964/speech-tomorrow-and-tomorrow-and-tomorrow.
“Through the Looking Glass” is a book published by Lewis Carroll in December 1871, a sequel to Alice’s Adventures in Wonderland.
The theme of his imagined entering into a strange new world was an inspiration to me in this work.
The image I had in mind for the description, “God’s finger gives life to Adam,” is none other than Michelangelo’s fresco referred to as
The Creation of Man in the Sistine Chapel, c.1508-1512.
The phrase, “My God – it’s full of stars!” Caught my attention in Tracy K. Smith’s poetry collection, Life on Mars, published in 2011 by
Graywolf Press. The author notes, “The title ‘My God, it’s full of stars’ is adapted from the quote from Arthur C. Clarke’s novel, 2001: A
Space Odyssey…” This enhances the lines for me as I am inspired by Stanley Kubrick’s film of the same title as the novel. The themes
of time travel and our relationship to the cosmos are congruent with the exhibition.
17.07.2025 - 12.09.2025
opening: 16.07.2025
17.07.2025 - 12.09.2025
Refuge Poétique è la seconda mostra personale di Delphine Desane con Luce Gallery e presenta una selezione di nuovi dipinti insieme ad un’installazione che richiama l’ambientazione dello studio d’artista. Profondamente autobiografici e ricchi di dettagli iconografici, ogni dipinto affronta delle relazioni—con se stessa, suo figlio e il suo ritorno alle radici in Francia. Il lavoro mostra il nuovo interesse dell’artista per il colore, la profondità e la narrativa estesa, mantenendo i suoi popolari motivi eleganti nei ritratti. Visti nel loro insieme, questi dipinti emanano un “calore” colorato e offrono riflessioni poetiche che sembrano sia profondamente personali che universalmente risonanti. Il termine francese Refuge Poétique si riferisce ad un luogo tranquillo di conforto dove la mente può sfuggire dalle difficoltà quotidiane attraverso la poesia—e, in questo caso, alle qualità poetiche della pittura. Nella pratica di Desane, il titolo descrive appropriatamente il suo desiderio personale di creare un rifugio per una riflessione più profonda—uno spazio che esplora le dimensioni stratificate dell’identità e dell’eredità nel contesto della sua ricca cultura. La mostra serve come una sintesi lirica ed estetica del suo recente viaggio emotivo e intellettuale. L’attuale lavoro di Desane segna una significativa evoluzione. Le sue composizioni, un tempo caratterizzate da figure stilizzate e paesaggi astratti resi in una palette fauvista, ora adottano un approccio più realistico. Ritratti naturalistici, ombreggiature e profondità volumetrica definiscono questa nuova fase, insieme a un simbolismo e a una iconografia dettagliate tratte da ricordi personali, dal simbolismo spirituale e dall’eredità culturale. Dalle composizioni tradizionali della Vergine e del Bambino nella iconografia cristiana fino alle vivide armonie cromatiche che ricordano il post-impressionista Paul Gauguin, l’artista ha cercato riferimenti tradizionali francesi per abbracciare un linguaggio visivo più espressivo, al fine di comunicare meglio la complessità delle sue emozioni sulla tela. Questo cambiamento è stato in parte influenzato dal suo trasferimento da New York a Parigi. Mentre viveva negli Stati Uniti, Desane era attratta dal minimalismo di Donald Judd e Isamu Noguchi—un’estetica che rispecchiava la sua esperienza di solitudine urbana durante la pandemia e forniva sollievo visivo dalle sfide della co-genitorialità e dei ritmi frenetici della vita cittadina. Per Desane, le emozioni dovevano essere trasmesse in modo semplice, distintivo ed efficiente sulla tela. Al contrario, il suo ritorno a Parigi ha stimolato una connessione più profonda con la natura, la cultura e la memoria. Le opere risultanti si orientano verso la forma organica e la narrazione stratificata, allontanandosi dal minimalismo verso l’intimità, la pienezza e la riappropriazione di sé. In Sleeping Beauty—uno dei dipinti più emblematici e suggestivi della mostra—una donna in elegante riposo appare addormentata, con la testa appoggiata delicatamente sul suo braccio. Dietro e attorno a lei, un lussureggiante albero di mango si apre verso un paesaggio onirico dove emerge una casa provinciale francese in lontananza. All’interno di questo mondo immaginato, simboli stratificati riflettono il senso ideale di “casa” di Desane: il mango, un alimento base sulla tavola della sua famiglia immigrata haitiana; un pavone, una vista comune nei parchi francesi; un aereo in volo, alludendo alla sua vicinanza ad un aeroporto e al suo attuale lavoro; e fiori di ciliegio in fiore, un omaggio alla sua fascinazione per l’estetica asiatica. Forme biomorfiche nere solide richiamano le forme surrealiste di Jean Arp, di cui ricerca regolarmente le opere durante le sue visite ai musei. Dipinto in ricche sfumature tropicali, Sleeping Beauty emana “calore”—un senso di comfort simile a quello di una casa che Desane cerca sia personalmente che nella sua pratica. I sogni, un motivo ricorrente nella sua opera, diventano più vividi, radicati e riflessivi rispetto ai suoi interessi attuali. Qui, lo spettatore è invitato ad esplorare questo paesaggio interiore e, facendo così, a considerare le proprie fughe oniriche di “casa”. La forza della pratica artistica di Desane risiede nel suo coraggio nell’affrontare un viaggio interiore. La sua opera è un luogo di autoesplorazione—uno spazio in cui la complessità dell’identità e dei suoi giudizi internied esterni vengono esposti affinché tutti possano contemplarli. Si spinge a espandere la propria identità oltre etichette semplicistiche, abbracciandone i suoi strati e la sua continua evoluzione, trasmettendo un messaggio più personale attraverso i suoi dipinti. Affrontando questi temi con un linguaggio visivamente ricco e simbolicamente denso, non solo pone domande esistenziali a sé stessa, ma crea anche uno spazio in cui gli spettatori possono contemplare le proprie vite interiori e forse anche i modi in cui vengono percepite dagli altri. In questo modo, la sua opera diventa un Refuge Poétique—un luogo di riposo per l’anima nel mezzo del perpetuo confronto della vita con l’identità.Delphine Desane (nata nel 1988 in Francia) è una pittrice e scultrice il cui lavoro di ritrattistica intrecciaelementi autobiografici identitari, come la maternità e la femminilità Nera, con narrazioni diasporiche di più ampio respiro riguardanti l’eredità culturale africana e caraibica. Artista autodidatta, ha raggiunto la notorietà dopo che la sua opera è apparsa sulla copertura di Vogue Italia nel Gennaio 2020. Da allora, le sue opere sono state esposte internazionalmente, tra cui Canada and Pace Gallery (New York), Taymour Grahne (Londra), PENSKE Projects (Los Angeles) e Luce Gallery (Torino). I suoi dipinti sono presenti nelle collezioni dello Studio Museum di Harlem, del Museo d’Arte Contemporanea Africana Al Maaden (MACAAL) di Marrakech e in numerose collezioni private in Europa e negli Stati Uniti.
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2025We are pleased to announce Refuge Poétique, the long-anticipated second solo exhibition by Delphine Desane with Luce Gallery. Opening July 16, the show presents a selection of new paintings and aninstallation that recalls the environment of the artist studio. Deeply autobiographical and brimming with iconographic details, each painting addresses relationships—with herself, her son, and her grand return to her native France. The work displays the artist’s new appreciation for hue, depth, and extended narrative while maintaining her popular elegant portraiture motifs. Viewed collectively, these paintings radiate a colorful ‘warmth’ and offer poetic reflections that feel both deeply personal and universally resonant. A French phrase, Refuge Poétique translates to “poetic refuge,” referring to a tranquil place of solace where the mind can escape daily hardships through poetry— or in this instance, the poetic qualities of painting. As this solo show marks a pivotal stylistic shift in Desane’s practice, the title aptly describes her personaldesire to create a haven for deeper introspection—one that explores the layered dimensions of identity and legacy within the context of her rich heritage. The show serves as a lyrical and aesthetic summation of her recent emotional and intellectual journey. Her compositions, once characterized by stylized figures and abstracted landscapes rendered in a restrained Fauvist palette, now adopt a more realistic approach. Naturalistic portraiture, shading, and volumetric depth define this new phase, alongside detailed symbolism and iconography drawn frompersonal memories, spiritual symbolism, and cultural heritage. From the traditional compositions of Virgin and Child in Christian iconography to vivid chromatic harmonies reminiscent of the post-impressionist Paul Gauguin, the artist has sought out traditional French references to embrace a more expressive visual language to better communicate the complexity of her emotions on canvas.This shift was shaped in part by her relocation from New York City back to Paris. While living in New York, Desane was drawn to the minimalism of Donald Judd and Isamu Noguchi—an aesthetic that mirrored herpandemic-era experience of urban solitude and provided visual relief from the challenges of co-parenting and fast-paced rhythms of city life. For Desane, emotions needed to be conveyed simply, distinctly, and efficiently on canvas. In contrast, her return to Paris prompted a deeper reconnection with nature, culture,and memory. The resulting works lean into organic form and layered narrative, moving away from minimalism toward intimacy, fullness, and self-reclamation.In Sleeping Beauty—one of the show’s most emblematic and arresting paintings—a woman in elegant repose appears in slumber, her head resting gently on her arm. Behind and surrounding her, a lush mango tree unfolds into a dreamscape where a distant French provincial home emerges. Within this imaginedworld, layered symbols reflect Desane’s ideal sense of ‘home:’ the mangos, a staple on her Haitianimmigrant family table; a peacock, a common sight in French parks; an airplane overhead, alluding to her proximity to an airport and current day job; and blooming cherry blossoms, a nod to her fascination with Asian aesthetics. Solid black biomorphic shapes call to mind the surrealist forms of Jean Arp, whose work she regularly seeks out on museum visits. Painted in rich, tropical hues, Sleeping Beauty radiates ‘warmth’—a home-like sense of comfort that Desane seeks both personally and within her practice. Dreams, a recurring motif in her oeuvre, here become more vivid, grounded, and reflective of her present interests. Here, the viewer is invited to explore this inner landscape, and in doing so, consider their owndreamlike escapes of ‘home.’The strength of Desane’s artistic practice lies in its fearless openness to journey inward. Her work is a site of self-exploration—a space where the complexity of identity as well as its internal and external judgment are exposed for all to contemplate. She dares to expand her identity beyond simplistic labels and embrace its layers and constant state of flux by conveying a more personal message through her paintings. By confronting these themes in a visually lush, symbolically rich language, she not only poses existential questions for herself but also creates space for viewers to contemplate their own interior lives and perhaps the ways they are perceived by others. In this way, her work forms a Refuge Poétique—a place of rest for the soul amid life’s perpetual reckoning with identity. Delphine Desane (b. 1988, France) is a painter and sculptor whose portraiture interweaves autobiographical elements of identity such as motherhood and Black womanhood within broader diasporic narratives of African and Caribbean heritage. A self-taught artist, she rose to prominence after her work appeared on the cover of Vogue Italia in January 2020. Her work has since been exhibited internationally, including at Canada and Pace Gallery (New York), Taymour Grahne (London), PENSKE Projects (Los Angeles), and Luce Gallery (Torino). Her paintings are held in the collections of the Studio Museum in Harlem, the Museum of African Contemporary Art Al Maaden (MACAAL) in Marrakech, and numerous private collections across Europe and the United States. Refuge Poétique will be on view at Luce Gallery from July 16 through September 12, 2025. An opening reception will be held on Wednesday July 16th at 6:30 PM, with the artist in attendance. For further information or press inquiries, please contact info@lucegallery.com
22.03.2025 - 25.04.2025
opening: 21.03.2025
22.03.2025 - 25.04.2025
ore 18.30 – 20.30
Luce Gallery è lieta di annunciare Landskap, una mostra personale dell’artista svedese Peter Mohall, nato in Svezia e residente in Norvegia. Questa è la sua quarta mostra personale con la galleria e sarà visibile a Torino dal 21 marzo al 25 aprile 2025. In Landskap i paesaggi scintillanti della campagna rurale scandinava catturano il panorama regionale, mentre l’immaginario saturo richiama l’estetica del Post-impressionismo, con riferimenti sia a pittori locali come Helmer Osslund, Aleksi Gallen-Kallela e Willi Midelfart, sia a movimenti idiomatici come i Nabis, die Brücke e il Fauvismo. Le particolari qualità materiche del mezzo tradizionale scelto – la pittura a tempera grassa su tela di juta – unite a uno stile pittorico peculiare, ad una sensibilità nel trattamento del pennello e a riferimenti visivi distintivi, generano un’immagine che rivela una profonda comprensione del mezzo e delle sue proprietà storiche. Questo ci porta a una conclusione provvisoria: il soggetto dell’opera è subordinato a un’indagine concettuale sul medium pittorico stesso. A supporto di questa ipotesi troviamo le spesse pennellate applicate sul «vetro della finestra» illusoria che introduce nella dimensione pittorica. Le pennellate sembrano «fluttuare nell’aria» tra noi e il motivo, provocando un continuo spostamento della nostra attenzione tra la dimensione pittorica e la superficie piatta della tela. Questo conflitto percettivo destabilizza la lettura narrativa del dipinto, lasciandoci di fronte a una sfida visiva nella ricerca di codici da decifrare. La prima cosa che notiamo delle pennellate è che contengono l’indice cromatico del dipinto. Mohall ci invita nel suo processo artistico condividendo la sua tavolozza. Un aspetto interessante è la possibilità di studiare il cambiamento dei valori ottici di un colore, confrontando il suo aspetto isolato rispetto alla sua percezione all’interno del contesto cromatico del motivo. Un altro elemento significativo del processo è che Mohall deve calcolare in anticipo il numero di colori da utilizzare in un dipinto. Alcune aree devono essere preservate per poter applicare correttamente le pennellate direttamente sulla tela. Le pennellate sono spesso disposte a griglia, in riferimento al metodo modernista, o sovrapposte al motivo in un allineamento preciso. Inoltre, le pennellate sono identiche. Mohall ha sviluppato una strategia distintiva utilizzando pennellate fuse in una ricerca specifica sul medium, esplorando il rapporto tra autenticità pittorica e automazione. Inizialmente impiegate in un contesto formalistico su tele vuote, le pennellate fuse tematizzano il gesto pittorico, alludendo alla fusione di due strategie moderniste: la pennellata come soggetto e la ripetizione. Mohall ha adattato questa strategia inserendo la figurazione come sfondo, innovando un immaginario complesso e stratificato, con discussioni pittoriche interne e sfide percettive. Ne deriva un conflitto tra due forme d’immagine, in cui la percezione tradizionale interagisce con l’applicazione delle strategie moderniste. Peter Mohall (nato nel 1979 a Löddeköpinge, Svezia; vive e lavora a Nesoddtangen, Norvegia) si è diplomato presso l’Accademia Nazionale di Belle Arti di Oslo. Ha esposto in Europa, Asia e Stati Uniti, con mostre personali presso Luce Gallery (Torino, IT), Nino Mier (Los Angeles, US), Koki Arts (Tokyo, JP), Pablo’s Birthday (New York, US) e QB Gallery (Oslo, NO). Le sue opere fanno parte di numerose collezioni, tra cui Fondazione 107 (Torino, IT), Banca Centrale di Norvegia (Oslo, NO) e la collezione JP Morgan Chase (US), oltre a commissioni pubbliche sia a Oslo che a Drammen.
31.01.2025 - 07.03.2025
opening: 30.01.2025
31.01.2025 - 07.03.2025
25.10.2024 - 20.12.2024
opening: 24.10.2024
25.10.2024 - 20.12.2024
Connie Harrison, Skyward Spiral, 2024, Oil and Wax on Wooden Panel, 140 x 150 cm (55,1 x 63 inches)
28.06.2024 - 02.08.2024
opening: 27.06.2024
28.06.2024 - 02.08.2024