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14.08.2026 - 27.09.2026
opening: 13.08.2026
14.08.2026 - 27.09.2026
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, prosegue la stagione estiva nella nuova sede di Sansicario Alto con la mostra San Lorenzo. Dessì-Gallo-Nunzio.
In esposizione una selezione di opere di Gianni Dessì, Giuseppe Gallo e Nunzio, figure centrali della cosiddetta Scuola di San Lorenzo, l’esperienza artistica nata a Roma tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta nell’omonimo quartiere e formatasi attorno all’ex-Pastificio Cerere.
Pur sviluppando linguaggi autonomi e profondamente riconoscibili, i tre artisti condividono una ricerca che restituisce centralità alla pittura, alla scultura, alla materia e al gesto, in dialogo con la memoria della tradizione e la sensibilità contemporanea.
Gli artisti, che si riconducono alla nuova stagione della Scuola Romana, hanno contribuito al rinnovamento dell’arte italiana attraverso una pratica capace di coniugare rigore formale, intensità poetica e sperimentazione. L’esposizione mette in luce le affinità e le differenze dei loro percorsi, offrendo al pubblico un’occasione per riscoprire una delle esperienze più significative dell’arte italiana contemporanea.
La ricerca di Gianni Dessì (Roma, 1955) si concentra sul rapporto tra pittura, spazio e materia, sviluppando un linguaggio in cui il quadro supera i propri confini tradizionali per dialogare con l’ambiente circostante. Molti dei suoi dipinti, infatti, non rimangono costretti entro i limiti della tela, ma si estendono oltre, invadendo talvolta le pareti che li accolgono, in un processo di trasformazione che espande l’opera verso uno spazio “altro”. Attraverso l’uso di materiali diversi, superfici tridimensionali e interventi installativi, l’artista esplora temi come la memoria, il tempo e la percezione. Il suo lavoro si distingue per la continua sperimentazione formale e per la capacità di coniugare ricerca formale e forza espressiva, dando vita a opere che invitano lo spettatore a un’esperienza visiva e sensoriale.
Artista dalla straordinaria ricchezza immaginativa, Giuseppe Gallo (Rogliano – Cosenza, 1954) sviluppa un linguaggio profondamente personale in cui pittura, scultura e disegno dialogano attraverso un universo di simboli, forme organiche e riferimenti alla natura, al mito e alla storia dell’arte. La sua ricerca coniuga libertà inventiva e rigore compositivo, dando vita a opere in cui segni, immagini e colore si intrecciano in una riflessione poetica sulla memoria, sul tempo e sui processi della trasformazione. La sua produzione si distingue per la capacità di trasformare elementi del mondo naturale in un immaginario evocativo, aperto a molteplici livelli di lettura.
Nunzio (Cagnano Amiterno – L’Aquila, 1954) è tra i maggiori protagonisti della scultura italiana contemporanea. La sua ricerca si concentra sulle qualità espressive della materia, privilegiando materiali come il legno bruciato, il piombo e il gesso, che diventano protagonisti di forme essenziali e potenti. Le sue opere instaurano un delicato equilibrio tra peso e leggerezza, presenza e vuoto, rivelando una concezione dello spazio come luogo di intensa esperienza percettiva e spirituale. Attraverso un linguaggio sobrio e rigoroso, l’artista conferisce alla materia una forte tensione poetica, evocando temi di memoria, trasformazione e tempo.
Giuseppe_Gallo, Agosto Van Gogh, 2019, olio e acrilico su tela, 127 x 177 cm
19.07.2026 - 09.08.2026
opening: 18.07.2026
19.07.2026 - 09.08.2026
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, inaugura la stagione estiva nella nuova sede di Sansicario Alto con la mostra Non è il quadro che vorrei.
Il nuovo spazio di 160 mq, più ampio e luminoso, è situato di fronte alla sede precedente. Un cambiamento che riflette la volontà di crescita della Galleria e il suo impegno a sviluppare progetti sempre più ambiziosi e a proseguire nella mission che da sempre guida questa seconda sede: promuovere cultura anche nei territori decentrati.
Realizzata con il contributo di Gian Enzo Sperone, la mostra si configura come una grande esposizione collettiva, in cui artisti emergenti ed established, convivono e dialogano in un unico progetto, concorrendo simbolicamente verso un obiettivo comune: mettere in discussione il nostro modo di guardare e giudicare l’arte.
Il pubblico è, infatti, invitato ad orientarsi liberamente tra la selezione di dipinti e sculture presentata e a costruire autonomamente il proprio percorso.
Le opere proposte sono accomunate dalla capacità di disorientare le aspettative dello spettatore. Accostamenti inattesi, linguaggi e tecniche diverse, significati antitetici e nascosti, paradossi e provocazioni: è in questo contesto che il visitatore è chiamato a formulare le proprie considerazioni, a scegliere, confrontare o comparare ciò che vede. Che si tratti di giudizi positivi o negativi, la mostra vuole stimolare ironicamente il pubblico a interrogarsi su ciò che sta guardando, poiché è attraverso il dialogo e il confronto intellettuale che arte e cultura acquisiscono il loro significato.
Giovanni Anselmo (Borgofranco d’Ivrea, 1934), Arman (Nizza, 1928 – New York, 2005), Donald Baechler (Hartford, 1956 – New York, 2022), Mario Dellavedova (Legnano, 1958), Wim Delvoye (Wervik, 1965), Braco Dimitrievič (Sarajevo, 1948), Kim Dingle (Pomona, California, 1951), Lino Frongia (Montecchio Emilia, 1958), Milan Kunc (Praga, 1944), Richard Long (Bristol, 1945), Paolo Maione (San Giovanni D’Asso, Siena,1965), Aldo Mondino (Torino, 1938 – 2005), Vik Muniz (San Paolo, Brasile, 1961), Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), Tania Pistone (Catania, 1969), Alexis Rockman (New York, 1962), Andrea Salvatori (Faenza, 1975), Julian Schnabel (New York, 1951): questi i protagonisti della collettiva, che, seppur nella loro eterogeneità e diversità di linguaggi, condividono una comune vocazione alla mutlidisciplinarietà. Un approccio che li conduce a superare i confini del mezzo espressivo e a sfidare provocatoriamente il giudizio e le convenzioni percettive.
Non è il quadro che vorrei vuole essere il punto di partenza per una riflessione sulle nostre aspettative nei confronti dell’arte e sul modo in cui costruiamo il valore delle immagini che vediamo.
PAOLO MAIONE, Asciato, 2019, maiolica, 58 x 32 x 25 cm
25.10.2025 - 24.05.2026
opening: 24.10.2025
25.10.2025 - 24.05.2026
Carlina Restaurant & Bar – Sala Blu
NH Collection Piazza Carlina
Piazza Carlo Emanuele II, 15, 10123 Torino TO
Corte interna
BIRDS | proiezione video
concerto al pianoforte di Francesco Taskayali
25.10.2025 – 24.05.2026
Orari lun-dom h. 11 – 24
Il progetto Paolo Pellegrin – Volatilia raccoglie una selezione di opere del fotografo italiano dedicate al tema del volo e alle sue forme in natura. Realizzate in Giappone e in Norvegia, le fotografie e il video presentati compongono un vero e proprio stormo visivo che avvolge il visitatore, immergendolo in un’esperienza intensa e contemplativa. Pellegrin, a Kyoto per partecipare a una residenza artistica organizzata nel 2019 in occasione del festival Kyotographie, è colpito dalla maestosità del balletto aereo di una colonia di nibbi bruni che sorvola il tempio di Shimogamo. La loro velocità abbagliante è catturata attraverso inquadrature strette: gli uccelli sembrano emergere dall’obiettivo o uscirne a tutta velocità, come in una danza infinita. I rapaci ci invitano ad entrare in un mondo misterioso e fantomatico, dove regna indisturbata la componente animale. Questa presenza potente e selvaggia emerge con ancora più intensità negli scatti realizzati in Norvegia, sempre nel 2019, per un servizio pubblicato sulle pagine di The Voyage Issue del New York Times Magazine. Protagonista è l’aquila di mare norvegese, regina di tutti i rapaci per la sua imponenza e bellezza. «Il risultato è una celebrazione di questi animali, ripresi in movimento collettivo o singolarmente, con lo sguardo penetrante di un uccello che di tanto in tanto si tuffa nel nostro con vibrante intensità» (G. Lesaffre, 2021).
ENGLISH
The project Paolo Pellegrin – Volatilia brings together a selection of works by the Italian photographer focused on the theme of flight and its forms in nature. Shot in Japan and Norway, the photographs and the video on display form a realistic visual flock that envelops the viewer, immersing them in an intense and contemplative experience. In Kyoto, to take part in an artist residency organized in 2019 as part of the Kyotographie festival, Pellegrin is struck by the majestic aerial ballet of a colony of black kites soaring over the Shimogamo Shrine. Their dazzling speed is captured through tight framing: the birds seem to burst out of the lens or vanish into it at full speed, like an endless dance. These birds of prey invite us into a mysterious world where the animal element reigns supreme. This powerful and untamed presence emerges even more vividly in the photographs taken in Norway, also in 2019, for a feature published in The Voyage Issue of The New York Times Magazine. The central figure here is the Norwegian sea eagle, queen of all raptors for its grandeur and beauty. “The result is a celebration of these animals, captured in collective motion or individually, with the penetrating gaze of a bird that now and then dives into our world with vibrant intensity. ” (G. Lesaffre, 2021)
Paolo Pellegrin, Uno stormo di nibbi bruni in volo. Kyoto, Giappone 2019, courtesy l’artista e Galleria Umberto Benappi
14.08.2025 - 31.08.2025
opening: 13.08.2025
14.08.2025 - 31.08.2025
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, conclude la rassegna espositiva nella sede “di montagna” a Sansicario Alto (TO), con la mostra Between Flesh and Reflection – Allyson Keehan, Domnick Sorace, Vera Ryklova. La mostra a cura di Valeria Ceregini, organizzata con il sostegno del Culture Ireland (Dublino) e del Consolato Generale d’Irlanda a Milano, è il terzo appuntamento della rassegna ESPOSTA. ARTE AD ALTA QUOTA
In un mondo sempre più globalizzato, le identità sono continuamente riplasmate da forze socio-politiche, ambientali e tecnologiche. Between Flesh and Reflectionesplora queste complessità, presentando i lavori degli artisti Vera Ryklova, Domnick Sorace e Allyson Keehan, che indagano come le identità personali e collettive vengano formate, trasformate e, talvolta, smantellate.
Attraverso installazioni, fotografia e scultura, gli artisti esaminano l’intersezione tra il corpo umano, la memoria e gli spazi che abitiamo, sia fisicamente che emotivamente. In una società in cui i confini tra il sé pubblico e privato si sfumano spesso, Vera Ryklova usa il suo corpo come una tela per sfidare le aspettative sociali, affrontando temi come il genere, la nazionalità e i costrutti culturali. Il suo lavoro riflette la natura performativa dell’identità, come discusso nel Gender Trouble (1990) di Judith Butler.
Le sculture di Domnick Sorace indagano la fragilità del corpo umano, mettendo in evidenza le sue profonde connessioni emotive e ambientali. Il suo lavoro riflette su come le nostre identità siano modellate dalla nostra storia personale e dal mondo che ci circonda. Le installazioni tattili di Allyson Keehan evocano temi di memoria, protezione e resilienza, utilizzando il tessuto per esplorare la fragilità e la vulnerabilità insite nel corpo umano.
20.07.2025 - 10.08.2025
opening: 19.07.2025
20.07.2025 - 10.08.2025
H. 18
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, prosegue con la rassegna ESPOSTA. ARTE AD ALTA QUOTA, nella sede “di montagna” a Sansicario (TO), con la mostra Nel solco della voce – Marzio Zorio, curata da Valentina Muzi e realizzata in collaborazione con la Galleria 10&zerouno (VE).
Sansicario Alto – Cesana (TO)
«La mostra è nata in dialogo con Valentina Muzi con cui sto sviluppando diversi progetti. Facendo una ricerca approfondita dei miei lavori ci siamo imbattuti in un tema che unisce alcune opere realizzate dal 2018 ad oggi, ovvero quello della voce. In occasione della mostra abbiamo messo insieme diversi lavori che parlassero della vocalità e di tutte le sfaccettature che la contraddistinguono, passando dalla sfera non umana a quella umana, che partisse dall’idea vocale (ancora non definita) fino al suo sviluppo più concreto: la scrittura. Il luogo di questa mostra non poteva essere più adatto. Con la “galleria di montagna” ci troviamo figurativamente in cima, in un punto panoramico che dà sulla valle. Che poi, altro non è che un solco, come quello delle prime registrazioni audio. L’intento è quello di offrire al pubblico un punto di vista, di dargli l’opportunità di posizionarsi al bordo di un disco e vedere il solco di un’invasione audio. Ritornando al rapporto che unisce voce e scrittura, ricordiamo che le prime scritture dell’essere umano erano cuneiformi, quindi: superfici tridimensionali, scritture incavografiche, dei vuoti per dare forma (e significato) al concetto umano tramite appunto dei solchi» – Marzio Zorio, luglio 2025
19.12.2024 - 18.01.2025
opening: 18.12.2024
19.12.2024 - 18.01.2025
SEDE DI TORINO
La Galleria Umberto Benappi presenta, con la collaborazione di Simone Becchio, la mostra personale di Emilio Ferro, artista che combina nei suoi lavori luce, suono e arti visive, creando installazioni spettacolari. La sua visione poetica parte dalla contemplazione del paesaggio naturale e si traduce in progetti che, attraverso il sapiente uso di tecnologie all’avanguardia, creano un’esperienza artistica nuova e armonica. Un approccio interdisciplinare dove arte, scienza e natura diventano fonti di reciproca ispirazione e sperimentazione creativa.
Emilio Ferro realizza opere monumentali e lievi al tempo stesso: installazioni di luce che interessano lo spazio in modo totalizzante e si sviluppano su vasta scala, senza incidere in modo permanente sulla natura dei luoghi, ma esaltandone le peculiarità e potenzialità. In dialogo con il contesto, naturale o architettonico, che le ospita, le sculture luminose enfatizzano le caratteristiche del luogo – che viene invaso da un’aura di magico misticismo – e fissano un frammento di realtà nello spazio e nel tempo.
Direction to segna l’incedere verso un orizzonte lontano, un punto preciso e altrettanto sconosciuto. Nel titolo di questa mostra non viene indicato intenzionalmente il luogo di destinazione, come a invitare il pubblico ad aprire i propri orizzonti d’evasione. Le sculture esposte, studiate attentamente per gli ambienti della galleria, diventano nella loro essenzialità un ponte simbolico tra la direzione fisica che indicano e il mondo interiore di chi le osserva. Che puntino verso Basel, Venezia o Il Cairo, le installazioni si affermano come una guida luminosa in grado di evocare emozioni, ricordi, desideri e aspirazioni e di invitare alla riflessione sulla propria traiettoria o cammino personali.
Al centro del salone principale Marble sun (2024), ossia il sole: fonte di luce e vita, verso cui tutti tendono, richiama gli antichi culti egizi del dio Ra o di Helios nella mitologia greca. L’atmosfera si colora di tinte esotiche anche grazie al suono che accompagna questa installazione, nel quale è riprodotto, campionato, il vento che soffia sulle piramidi dell’Altopiano di Giza, luogo in cui l’artista ha realizzato nel 2022 l’installazione Portal of light. Un senso di misticismo e spiritualità invade invece gli altri ambienti della galleria, dove la luminosità delle sculture si combina con la colonna sonora ispirata alla sfera magica ed esoterica che notoriamente contraddistingue Torino.
Direction to celebra l’incessante dinamismo della vita, offrendo uno spazio per la contemplazione e per la riscoperta del legame tra il mondo fisico e quello interiore. Una guida silenziosa che illumina non solo una strada, ma anche un percorso personale e universale.
Emilio Ferro (Alba, 1988) mescola nei suoi lavori luce, suono e arti visive, creando installazioni per spazi pubblici, fondazioni e musei. Nel 2010, dopo aver frequentato la triennale di design allo IED di Torino, si trasferisce a Berlino per completare la sua formazione per poi iniziare a lavorare nel mondo della luce, supervisionando e collaborando a oltre 500 progetti di illuminazione in Italia e all’estero. Negli anni successivi, il lavoro di Emilio si evolve passando dalla progettazione alla realizzazione di installazioni di light art. Nel 2019, Emilio Ferro è l’artista che viene scelto per realizzare il primo capitolo di Fondazione Radical Design, istituzione artistica creata da Sandra e Charley Vezza, proprietari dei marchi Gufram e Memphis Milano. Nel 2022, Ferro viene incaricato per realizzare Segreto Cardiopulso l’installazione di inaugurazione del centenario dedicato al celebre scrittore Beppe Fenoglio. Nel 2022, diventa il primo artista al mondo a realizzare un’installazione di light art alle Piramidi di Giza, intitolata Portal of light, progettata per Forever is now II, la grande mostra organizzata da Art D’Égypte nel sito archeologico egizio, patrimonio mondiale dell’Unesco. Nel 2024, l’artista realizza l’installazione permanente Miracle, commissionata dall’Associazione Culturale VIA; l’opera è situata adiacente all’antico Santuario di Vicoforte. Nello stesso anno, Ferro espone alla Biennale Light Art di Mantova in Italia e presenta l’installazione After Pangea alla Biblioteca di Alessandria in Egitto.
SEDE DI SAN SICARIO
EMILIO VEDOVA + ARCANGELO SASSOLINO. SULLA MATERIA
in collaborazione con Galleria dello Scudo – Verona
Opening sabato 28 dicembre 2024, h. 18
Sansicario Alto – Cesana (TO)
https://maps.app.goo.gl/J95rogV11kX7bbfw7
29.12.2024 – 26.01.2025
h. 10-13
15-19:30
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio inaugura la stagione invernale nella “galleria di montagna”, con la mostra Emilio Vedova + Arcangelo Sassolino. Sulla materia.
Primo ospite della stagione invernale è la Galleria dello Scudo di Verona, che dal 1968 promuove l’arte italiana moderna e contemporanea. Propone nello spazio di Sansicario, nato per ospitare progetti realizzati con la collaborazione di gallerie italiane e straniere e per proporre cultura in territori differenti dai luoghi usuali, un dialogo tra due artisti di epoche differenti, che usano medium e tecniche accomunate da una forte gestualità.
Nella ricerca artistica di Emilio Vedova solchi, incisioni, sovrapposizioni, schizzi e grumi di materia si combinano in un repertorio infinito di forte tensione pittorica. I cementi di Arcangelo Sassolino sono il risultato dello strappo della materia da una matrice. Infatti da un lato rivelano il gesto violento del lancio della materia, dall’altro portano con sé la memoria di una superficie immacolata.
20.09.2024 - 09.11.2024
opening: 19.09.2024
20.09.2024 - 09.11.2024
Se la fotografia fosse rappresentazione della realtà, quella di Vik Muniz non dovrebbe essere considerata tale. Niente è vero nelle sue immagini, ogni dettaglio è finzione e ricostruzione minuziosa, quasi maniacale, di qualcosa di preesistente.
Eppure, sono fotografie le grandi stampe che la Galleria Umberto Benappi espone a Torino dal 20 settembre al 9 novembre 2024 in via Andrea Doria, provenienti dalla collezione di Gian Enzo Sperone e da privati. L’opera di un grande artista che conosce profondamente la cultura visiva e i media, per il quale la macchina fotografica è l’ultimo passaggio nella realizzazione della sua opera.
Le stampe, dai colori vividi, sono impeccabili, quasi sempre di grande formato, ma è la composizione quella che rende così identificativo il lavoro dell’artista brasiliano, nato a San Paolo nel 1961. Pigmenti, inchiostro e coriandoli; tessere di puzzle, diamanti e sciroppo di cioccolato; semplici fili, materiale di recupero e ritagli di giornale; gli oggetti più disparati sono il punto di partenza del lavoro creativo di Vik Muniz. La fotografia, l’atto finale.
Tra i lavori più noti, Pictures of Chocolate, la serie di opere realizzate nel 1997 con lo sciroppo di cioccolato. Con questa tecnica, la galleria Umberto Benappi espone l’iconica serie delle 9 Jackie (2001), originariamente realizzata da Andy Warhol dalle foto pubblicate su Life al funerale del marito, il Presidente J.F. Kennedy, e l’affascinate autoritratto di Rembrandt (Self portrait after Rembrandt, 2002); due opere potenti che si affiancano, nella grande parete della sala principale della galleria, ai ritratti di Karl Marx, Andy Warhol, Liz Taylor e Marilyn Monroe.
Vik Muniz è cresciuto in una famiglia semplice e ha iniziato a disegnare molto giovane, anche a causa di una forte dislessia. Passava ore a copiare arte antica nei musei, diventando ben presto molto abile tecnicamente. Disegnava con qualsiasi materiale (e qualsiasi, nel suo caso, voleva dire quasi tutti). Ferito alle gambe mentre cercava pacificamente di sedare una rissa (1983), con il risarcimento ottenuto, decise di partire per New York. Qui la sua vita cambiò; si poté dedicare definitivamente all’arte e nel 1988 espose per la prima volta in una personale. Cominciò la carriera come scultore, ma da subito si interessò alla rappresentazione fotografica delle sue opere e alle molteplici possibilità dell’immagine. Ora le sue opere si possono trovare al MoMa, al Guggenheim e al Whitney, ma anche alla Tate e al Victoria and Albert Museum, al Museu de Arte Moderna de Sao Paolo, al Museum of Contemporary Art di Tokyo, al Centre Pompidou di Parigi; con il suo lavoro ha rappresentato il Brasile alla Biennale di Venezia del 2001.
Il lavoro di Muniz è un alternarsi di tematiche differenti e nuove sperimentazioni. Sa essere giocoso e ironico, ma anche provocatorio e critico. Pictures of Junk (2006) è una serie ambientata nella più grande discarica del mondo, Jardim Gramacho, appena fuori Rio De Janeiro. Qui (fino al 2012) lavoravano migliaia di persone cercando nell’immondizia materiale riciclabile da vendere o barattare. Opere in cui si mischiano i rifiuti ritrovati nel luogo, al disegno, ispirato ai grandi capolavori del passato. Il progetto artistico (che si trasforma anche in aiuto umanitario) fu esposto per la prima volta proprio al Museo di Arte Moderna di Rio de Janeiro e raccontato nel cortometraggio Waste Land (2010), poi candidato al premio Oscar. Dalla serie Pictures of Junk, Benappi espone due incredibili lavori di ispirazione classica: Leda e il Cigno, da Leonardo da Vinci (2009) e Vulcano che fabbrica le frecce ad Amore, da Alessandro Tiarini (2006), entrambi simbolo della capacità compositiva e immaginativa dell’artista.
Muniz realizza anche Marilyn di diamanti e Karl Marx di caviale. Composizioni effimere, tra realtà e finzione, dove non è tanto importante ciò che l’opera rappresenta, ma come qualcosa riesce a rappresentare qualcos’altro. Creatività inesauribile, tecnica impeccabile, sorpresa e stupore.
Una parte del suo lavoro è anche dedicata al collage, ai puzzle e ai ritagli di giornale. Ama i media e conosce molto bene la storia dell’arte, per cui, con naturalezza, cita i capolavori più celebri e trae ispirazione dalle immagini più note della memoria collettiva: i grandi avvenimenti storici, le cartoline delle città più visitate, i personaggi iconici. Mette alla prova il nostro modo di vedere e la nostra percezione costringendoci a riflettere su ciò che abbiamo di fronte e su cosa significhi veramente guardare. È tutto un gioco, ma molto più serio di come appare.
Chiara Massimello
«Ho conosciuto Vik Muniz a New York nel 1996, dopo aver visto alcune sue opere della serie The Sugar Children nella galleria di Tricia Collins a Soho che ho trovato sin da subito impressionanti. Le sue fotografie, sin dagli inizi, presentano una varietà linguistica straordinaria. Vorrei un giorno poterlo convincere a esporre tutti i suoi originali (realizzati con carne cruda, cioccolato, marmellata, zucchero, polvere, pigmenti, carta, giocattoli, spilli e chilometri di fili, diamanti, ecc.): sì, perché questa risulta di gran lunga la parte più eccezionale del suo modo di esprimersi. Le fotografie conseguenti sono quindi solo una parte dell’opera, un mezzo per divulgarle.» – Gian Enzo Sperone
28.06.2024 - 27.07.2024
opening: 27.06.2024
28.06.2024 - 27.07.2024
06.05.2024 - 07.06.2024
opening: 04.05.2024
06.05.2024 - 07.06.2024
Maurizio Camerani
In~equilibrio
a cura di Federica Maria Giallombardo
5-25 maggio 2024
Opening 4 maggio, 19:00 – 23:00
La galleria Umberto Benappi presenta In~equilibrio, la prima personale di Maurizio Camerani (Ferrara, 1951) negli spazi torinesi di via Andrea Doria 10.
In~equilibrio è l’attimo appena precedente lo slancio nella riflessione; è il momento del bilancio di un tragitto che si materializza sulla trave, forma aguzza e fredda vivificata e complicata dalla presenza dell’uomo in bilico. È la risultante sostanziale di un confronto tra la superficie e l’infinito; è il silenzio, costellato da geometrie perfette di luci e suoni, per sospensione d’incredulità. Dopo un periodo di studio e di approfondita catalogazione delle sue opere, attraversando con rinnovate consapevolezze le ricerche estetico-formali che hanno contraddistinto la sua carriera, Camerani riassume il percorso trentennale che lo ha reso uno dei capisaldi della storia della videoarte italiana, lasciando deflagrare nello spazio espositivo una selezione autobiografica e storicizzata di “video ambienti” – video e sculture assemblati in un dialogo armonico ed extra-mediale – amalgamando tra loro tecniche e materiali eterogenei in virtù dell’urgenza, sempre intatta e sperimentale, di esprimersi poeticamente.
28.10.2023 - 26.01.2024
opening: 27.10.2023
28.10.2023 - 26.01.2024
prorogata fino al
26 GENNAIO 2024
La Galleria Umberto Benappi è lieta di presentare Kounellis / Nitsch. A theatral moment, a cura di Lóránd Hegyi, una mostra dedicata a due maestri del tardo Novecento, per la prima volta insieme, capaci attraverso la loro arte di dare vita a energie sensuali e spirituali, a una lotta tra forze che sfocia in un momento teatrale.
Jannis Kounellis e Hermann Nitsch condividono, nelle loro opere, l’adesione a una dimensione di estrema intensità, a una forma di coinvolgimento catartico nella realtà che orchestrano come veri drammaturghi.